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Local Natives, il video di World News

Pubblicato: maggio 17, 2010 da joolio in Video
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Sì, ok, un po’ ci siamo fissati. Però ‘sta band ci piace proprio.

In questo video del 2008 i Local Natives rifanno Cecilia di Simon and Garfunkel nel cortile di casa, il Gorilla Manor che dà il titolo al loro disco. Si tratta del pezzo per cui è andato in fissa Ashton Kutcher, quello per cui ha cominciato a postare roba su di loro su Twitter. Enjoy! (grazie vy per la segnalazione)

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Local Natives – Gorilla Manor

Pubblicato: febbraio 17, 2010 da joolio in Recensioni
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Rating: 4/5

di Ludovico Casaburi
«Facciamo così: ce ne andiamo a vivere tutti insieme in una casa a Silver Lake, Los Angeles, nel bel mezzo della comunità indie multietnica californiana, ci vestiamo come se dovessimo andare a pulire il giardino dalle foglie secche, e facciamo indie così ispirato che farebbe innamorare anche un coccodrillo di una gallina. E poi ci mettiamo timpano, tanto timpano. Come se non avessimo mai sentito quel suono così primordiale e rotondo. Ragazzi, ma chi canta? Siamo bene o male tutti intonati, ma non è che ci sia proprio un solista tra noi… Ce l’ho io la soluzione: Taylor (Rice, che ha dei baffoni epocali in stile Wyatt Earp, ndr) potrebbe cantare tutte le parti principali, ma noi altri non lo lasciamo mai solo. Anzi, vi dirò di più, mentre ci impegnamo in questo bell’ensemble di voci che nemmeno un tramonto sull’oceano Pacifico, ci mettiamo anche a suonare più strumenti allo stesso tempo. Poi ce li scambiamo e il risultato sarà avvolgente, caldo, stilisticamente asciutto ma poetico».

Un po’ Beach Boys, un po’ America, un po’ Arcade Fire, un po’ Fleet Foxes, un po’ Grizzly Bear e un po’ Vampire Weekend (ma assolutamente originali, genuini), i cinque Local Natives che hanno appena messo sul mercato il loro primo album, Gorilla Manor, sono, semplicemente, belli da sentire.

L’immaginifica conversazione tra i membri del gruppo californiano con cui abbiamo aperto questa recensione, seppur un po’ sopra le righe, sottolinea i principi fondamentali su cui si basa l’indie dei Local Natives: coralità folk, arrangiamenti ricchi quanto basta, ritmica a sprazzi addirittura tribale (il timpano, ragazzi, il timpano). Tanta roba. Almeno metà delle dodici tracce di Gorilla Manor sono da riascoltare ancora, ancora, e ancora. E non parliamo solo del singolo Airplanes – che deve parte della sua fama ad un’ospitata della serie americana Chuck – ma anche di Wide Eyes, di World News, della meravigliosa e trascinante Shape Shifter o anche dell’ottima versione di Warning Sign dei Talking Heads.

Insomma, Ashton Kutcher – il signor Demi Moore per intenderci – avrà anche messo lo zampino facendo conoscere i Local Natives su Twitter alla pletora di suoi seguaci, ma sta di fatto che un disco come Gorilla Manor (che per la cronaca è uscito sotto etichetta Infectious, la stessa di Ash e Garbage) è un piccolo capolavoro. Che ti fa venire voglia di cantare a squarcia gola, con la pioggia o con il sole, come un imbecille. Evviva.
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Cantare tanto, cantare tutti. Tanto meglio se aggrappati a un muro spesso e imponente fatto di cassa, timpano e rullante. E’ con questa formula che strizza l’occhio ai Cold War Kids, da una parte, e ai Vampire Weekend, dall’altra, fondendo il tutto con la sensibilità stilistica e le armonie vocali degli America, che i Local Natives hanno sbalordito Roma. E, a sua volta, la città ha restituito il favore.

Ieri sera al Circolo degli Artisti è stata proprio la band losangelina la prima a stupirsi del folto pubblico accorso per l’evento, il primo in Italia in supporto del buon debutto su disco intitolato Gorilla Manor. E, dopo aver improvvisato una Airplanes acustica al ristorante accanto al locale, ha dato il massimo sul palco producendo poco più di un’ora di indie sognante e ben confezionato: i 5 ragazzotti baffuti, nerd e artistoidi hanno dimostrato di conoscere bene i loro limiti e, al contempo, di saperli superare con grazia e spirito di squadra. Non c’è una voce davvero caratterizzante? I Local Natives armonizzano e cantano in 4 a squarciagola trascinando e coinvolgendo il pubblico fino a toccarlo con ogni singola canzone. Un pezzo ha bisogno di quel qualcosa in più? I componenti del gruppo si scambiano i ruoli e suonano strumenti diversi, anche durante lo stesso brano, per il bene comune.

E i risultati non sono mancati. Wide Eyes, il singolo Airplanes, Sun Hands, Shape Shifter e la cover dei Talking Heads Warning Sign funzionano perfettamente dal vivo, come d’altronde tutte le altre canzoni dell’album proposte nel corso della serata che si è chiusa con un vero e proprio assalto al banchetto del merchandise al quale si è fermata per chiacchiere e autografi (foto a fianco).

Qui trovate una bella intervista ai Local Natives mentre qui potete ascoltare la loro musica.

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Local Natives: il video di Airplanes

Pubblicato: febbraio 3, 2010 da joolio in Concerti, Video
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Canzone incantevole. Questi ragazzi suonano al Circolo degli Artisti di Roma il 9 febbraio…

Date un’occhiata al loro sito ufficiale: www.thelocalnatives.com


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