Archivio per febbraio, 2010

E’ giusto così

Pubblicato: febbraio 26, 2010 da joolio in Notizie
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Lo store di iTunes è arrivato a quota 10 miliardi di canzoni vendute. Negli USA il raggiungimento di questo traguardo è stato abbinato a un concorso: chi fosse riuscito ad acquistare il brano n. 10.000.000.000 avrebbe ottenuto $10.000 in buoni da spendere sulla piattaforma di distribuzione digitale creata da Apple.

Ebbene il brano fortunato è stato Guess Things Happen That Way di Johnny Cash. E’ giusto così.

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Altra anteprima dal nuovo Gorillaz

Pubblicato: febbraio 26, 2010 da joolio in Video
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Yeasayer: il video di Ambling Alp

Pubblicato: febbraio 24, 2010 da joolio in Video
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Vampire Weekend – Giving Up The Gun

Pubblicato: febbraio 22, 2010 da joolio in Video
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Girato da Malloys, responsabili di video e documentari per gente come White Stripes, Jack Johnson, Weezer e Ben Harper tra gli altri, ecco il video di Giving Up The Gun, nuovo singolo dei Vampire Weekend.

Il corto è pieno zeppo di personaggi noti come RZA, divertente e divertito arbitro di sedia, Jake Gyllenhaal, Lil’ Jon e Joe Jonas.

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Ecco la copertina del nuovo MGMT

Pubblicato: febbraio 18, 2010 da joolio in Uscite
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Di Congratulations, il nuovo album degli MGMT in uscita il prossimo 13 april, ne avevamo giĂ  parlato qui. Ma il duo non aveva ancora svelato la copertina dell’album, che ora potete vedere anche qui a fianco.

Al contempo, il sito ufficiale ha dato il via al pre-order del disco in due succulente edizioni: eccole.
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Sì, ok, un po’ ci siamo fissati. Però ‘sta band ci piace proprio.

In questo video del 2008 i Local Natives rifanno Cecilia di Simon and Garfunkel nel cortile di casa, il Gorilla Manor che dà il titolo al loro disco. Si tratta del pezzo per cui è andato in fissa Ashton Kutcher, quello per cui ha cominciato a postare roba su di loro su Twitter. Enjoy! (grazie vy per la segnalazione)

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Local Natives – Gorilla Manor

Pubblicato: febbraio 17, 2010 da joolio in Recensioni
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Rating: 4/5

di Ludovico Casaburi
«Facciamo così: ce ne andiamo a vivere tutti insieme in una casa a Silver Lake, Los Angeles, nel bel mezzo della comunitĂ  indie multietnica californiana, ci vestiamo come se dovessimo andare a pulire il giardino dalle foglie secche, e facciamo indie così ispirato che farebbe innamorare anche un coccodrillo di una gallina. E poi ci mettiamo timpano, tanto timpano. Come se non avessimo mai sentito quel suono così primordiale e rotondo. Ragazzi, ma chi canta? Siamo bene o male tutti intonati, ma non è che ci sia proprio un solista tra noi… Ce l’ho io la soluzione: Taylor (Rice, che ha dei baffoni epocali in stile Wyatt Earp, ndr) potrebbe cantare tutte le parti principali, ma noi altri non lo lasciamo mai solo. Anzi, vi dirò di piĂą, mentre ci impegnamo in questo bell’ensemble di voci che nemmeno un tramonto sull’oceano Pacifico, ci mettiamo anche a suonare piĂą strumenti allo stesso tempo. Poi ce li scambiamo e il risultato sarĂ  avvolgente, caldo, stilisticamente asciutto ma poetico».

Un po’ Beach Boys, un po’ America, un po’ Arcade Fire, un po’ Fleet Foxes, un po’ Grizzly Bear e un po’ Vampire Weekend (ma assolutamente originali, genuini), i cinque Local Natives che hanno appena messo sul mercato il loro primo album, Gorilla Manor, sono, semplicemente, belli da sentire.

L’immaginifica conversazione tra i membri del gruppo californiano con cui abbiamo aperto questa recensione, seppur un po’ sopra le righe, sottolinea i principi fondamentali su cui si basa l’indie dei Local Natives: coralitĂ  folk, arrangiamenti ricchi quanto basta, ritmica a sprazzi addirittura tribale (il timpano, ragazzi, il timpano). Tanta roba. Almeno metĂ  delle dodici tracce di Gorilla Manor sono da riascoltare ancora, ancora, e ancora. E non parliamo solo del singolo Airplanes – che deve parte della sua fama ad un’ospitata della serie americana Chuck – ma anche di Wide Eyes, di World News, della meravigliosa e trascinante Shape Shifter o anche dell’ottima versione di Warning Sign dei Talking Heads.

Insomma, Ashton Kutcher – il signor Demi Moore per intenderci – avrĂ  anche messo lo zampino facendo conoscere i Local Natives su Twitter alla pletora di suoi seguaci, ma sta di fatto che un disco come Gorilla Manor (che per la cronaca è uscito sotto etichetta Infectious, la stessa di Ash e Garbage) è un piccolo capolavoro. Che ti fa venire voglia di cantare a squarcia gola, con la pioggia o con il sole, come un imbecille. Evviva.
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